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Depressione e ansia: antidepressivi

Gli antidepressivi sono tutti soggetti a prescrizione medica in Italia. Gli SSRI come sertralina ed escitalopram, gli SNRI come venlafaxina e duloxetina e molecole come la mirtazapina agiscono nell'arco di alcune settimane, non nei primi giorni. Questa pagina spiega come funzionano, quali effetti collaterali sono frequenti, perché non si sospendono di colpo e come si gestisce la continuazione della terapia.

Quali farmaci per depressione e ansia richiedono la prescrizione medica

Tutti gli antidepressivi sono soggetti a prescrizione medica: gli SSRI come sertralina, escitalopram, paroxetina e fluoxetina, gli SNRI come venlafaxina e duloxetina, la mirtazapina, il bupropione e le molecole più datate come i triciclici. Lo stesso vale per gli antipsicotici impiegati a basso dosaggio in alcuni quadri e per gli stabilizzatori dell'umore.

Nessuno di questi farmaci è disponibile al banco e nessuno va iniziato per iniziativa personale, perché la scelta della molecola dipende dal quadro clinico, dalle patologie associate e dagli altri farmaci assunti.

Restano fuori da questa categoria i prodotti da banco a base vegetale, che però non sono neutri: l'iperico, per esempio, interferisce con numerosi farmaci, tra cui i contraccettivi ormonali e alcuni anticoagulanti, e può ridurne l'efficacia. Anche un prodotto acquistabile liberamente va segnalato al medico.

Come agiscono gli SSRI e quanto tempo serve prima di vedere un effetto

Gli SSRI aumentano la disponibilità di serotonina nello spazio sinaptico bloccandone la ricaptazione; gli SNRI agiscono anche sulla noradrenalina. L'effetto biochimico compare presto, ma il miglioramento clinico no: nella pratica servono di norma da due a sei settimane perché il tono dell'umore, il sonno e l'iniziativa si modifichino in modo stabile.

Alcuni segnali intermedi arrivano prima, per esempio un sonno più regolare o una riduzione dei risvegli ansiosi, e vale la pena annotarli perché aiutano a capire se la direzione è giusta.

Questa distanza tra inizio della terapia e beneficio percepito è la ragione principale degli abbandoni precoci: chi si aspetta un effetto nell'arco di pochi giorni interrompe proprio quando la molecola inizierebbe a funzionare. Se dopo un periodo congruo non emerge alcun cambiamento, la risposta non è aumentare la dose per conto proprio, ma rivalutare con il medico dose, molecola e diagnosi.

Effetti collaterali frequenti, soprattutto nelle prime settimane

Nelle prime settimane gli effetti più comuni sono nausea, disturbi gastrointestinali, cefalea, sonnolenza oppure al contrario insonnia, e una sensazione di aumentata irrequietezza. Molti di questi disturbi si attenuano man mano che l'organismo si adatta.

Sul medio periodo pesano soprattutto due aspetti: le disfunzioni sessuali, frequenti con gli SSRI e spesso non riferite spontaneamente al medico, e le variazioni di peso, che dipendono molto dalla molecola. La mirtazapina tende ad aumentare appetito e sonnolenza, mentre altre molecole hanno un profilo più neutro.

Alcune manifestazioni vanno segnalate senza attendere il controllo programmato: un'agitazione marcata, un peggioramento dell'umore, pensieri di farsi del male, sanguinamenti insoliti oppure una combinazione di febbre, rigidità muscolare, tremori e confusione. Quest'ultimo quadro può indicare un eccesso di attività serotoninergica e impone di interrompere l'assunzione e rivolgersi a un medico.

Perché non si sospende un antidepressivo di colpo

L'interruzione improvvisa provoca spesso sintomi da sospensione: vertigini, sensazioni simili a scosse elettriche, nausea, irritabilità, disturbi del sonno e uno stato simil-influenzale. Non sono un segno di dipendenza in senso stretto, ma la manifestazione di un riadattamento del sistema nervoso, e risultano più frequenti con le molecole a emivita breve.

Per questo la sospensione si fa a scalare, riducendo la dose per gradi secondo uno schema concordato con il medico, che in alcuni casi si estende per settimane o mesi.

C'è poi un motivo clinico ulteriore: interrompere presto, quando il beneficio è appena arrivato, aumenta il rischio di ricaduta. La durata complessiva della terapia dopo la remissione si decide insieme al medico, tenendo conto del numero di episodi precedenti, e non in base a come ci si sente in una singola giornata.

Gli antidepressivi danno dipendenza?

Gli antidepressivi non provocano dipendenza nel senso in cui la provocano le benzodiazepine: non generano desiderio compulsivo, non richiedono dosi crescenti per ottenere lo stesso effetto e non conducono a un uso incontrollato.

Quello che producono, in caso di sospensione brusca, sono sintomi da interruzione, che si prevengono con una riduzione graduale. La confusione tra le due cose è frequente e ha una conseguenza concreta: molte persone rinunciano a una terapia utile per un timore mal riposto, oppure la interrompono senza dirlo al medico.

Le benzodiazepine, invece, danno tolleranza e dipendenza reale e per questo vengono impiegate per periodi limitati e sotto stretto controllo. Se una terapia con benzodiazepine dura da tempo, la sospensione va pianificata con il medico curante e non tentata da soli, perché l'interruzione brusca può essere pericolosa.

Che cosa non prescriviamo

Non rilasciamo prescrizioni per benzodiazepine, per i sonniferi della classe Z, per gli stimolanti impiegati nel disturbo da deficit di attenzione, per gli oppioidi, per i gabapentinoidi come pregabalin e gabapentin e per i derivati della cannabis.

Non si tratta di una scelta commerciale. Le sostanze stupefacenti e psicotrope sono escluse dal riconoscimento delle prescrizioni transfrontaliere dall'articolo 11, paragrafo 6 della direttiva 2011/24/UE, quindi una prescrizione emessa da un medico di un altro Stato membro non verrebbe comunque accettata al banco. Indicare il contrario significherebbe far pagare una valutazione per un documento inutilizzabile.

Per queste molecole il riferimento resta il medico curante o lo specialista in Italia. Rientrano invece nel nostro perimetro gli antidepressivi, gli antipsicotici e gli stabilizzatori dell'umore, che non appartengono alle classi escluse.

Continuazione di una terapia già impostata: come funziona la valutazione

Il nostro modello riguarda la continuazione di una terapia già avviata da un medico, non l'inizio di un trattamento psichiatrico. Compili un questionario clinico che ricostruisce diagnosi, molecola, dosaggio, durata, effetti collaterali e altri farmaci in uso, alleghi la documentazione della prescrizione precedente e un medico esamina i dati.

Non ci sono videochiamate né colloqui telefonici: la valutazione è asincrona e si basa su ciò che invii. Se l'esito è favorevole ricevi via e-mail un documento PDF conforme al modello dell'allegato alla direttiva di esecuzione 2012/52/UE, da presentare in qualsiasi farmacia con un documento di identità.

Il rinnovo della prescrizione costa 24,90 euro. La lavorazione prioritaria è un'opzione aggiuntiva da 9,90 euro e riguarda l'ordine della coda, non un tempo di risposta garantito.

Quando il medico rifiuta e che cosa comporta

Il pagamento copre la valutazione medica, non il rilascio del documento. Se il quadro descritto non consente una prescrizione a distanza, per esempio in presenza di un peggioramento recente, di pensieri suicidari, di un cambio di molecola necessario o di una diagnosi non ancora definita, il medico rifiuta per motivi medici e la somma versata viene restituita.

Se invece il medico chiede una documentazione integrativa, tipicamente la copia della prescrizione precedente o una relazione dello specialista, e questa non arriva, la valutazione risulta comunque svolta e la somma non viene restituita. Per questo conviene preparare i documenti prima di avviare la richiesta.

In presenza di pensieri di farsi del male non si passa da un questionario: occorre rivolgersi al pronto soccorso, al numero unico di emergenza 112 o alle linee di ascolto attive sul territorio.

Farmaci, psicoterapia e misure di supporto

Il farmaco non è l'unico strumento e nei quadri lievi non è nemmeno il primo. La psicoterapia, in particolare gli approcci cognitivo-comportamentali, ha un'efficacia documentata nella depressione e nei disturbi d'ansia e in molti casi viene combinata con il trattamento farmacologico, con risultati migliori rispetto a ciascuna delle due strategie usata da sola.

Contano anche elementi che sembrano banali e non lo sono: un ritmo sonno-veglia regolare, l'attività fisica, la riduzione dell'alcol e il mantenimento di relazioni sociali. L'alcol merita una nota a parte, perché peggiora l'umore, disturba il sonno e interagisce con molte molecole.

In Italia il percorso pubblico passa dai servizi di salute mentale territoriali, ai quali si accede tramite il medico di base, che resta il riferimento anche quando la terapia viene seguita privatamente.

Chi ha scritto e verificato questa pagina

I contenuti di questa pagina sono redatti dalla redazione di MEDINOW Sp. z o.o. e verificati da lek. Damian Wojno, medico iscritto in Polonia, numero PWZ 3211301. Il medico non è iscritto all'Ordine dei Medici italiano e non ha accesso ai sistemi informatici sanitari nazionali italiani: opera come professionista di un altro Stato membro dell'Unione europea, sulla base della direttiva 2011/24/UE sull'assistenza sanitaria transfrontaliera. Non siamo convenzionati con il SSN e non sostituiamo il medico di base. Ultima verifica medica: agosto 2026. Le fonti indicate in fondo alla pagina sono documenti ufficiali e vengono ricontrollate a ogni aggiornamento. Le informazioni hanno finalità divulgative e non sostituiscono una valutazione clinica individuale: in presenza di sintomi nuovi, gravi o in peggioramento occorre rivolgersi al proprio medico curante o al pronto soccorso.

Quanto ci mettono a fare effetto?

Di norma servono da due a sei settimane perché l'effetto sull'umore diventi stabile, anche se il sonno o l'ansia possono migliorare prima. Interrompere nella prima o seconda settimana significa fermarsi proprio quando la molecola inizierebbe a funzionare.

Posso rinnovare la ricetta online?

La continuazione di una terapia già impostata da un medico può essere valutata a distanza con un questionario clinico e la documentazione della prescrizione precedente. L'inizio di un trattamento psichiatrico no: richiede un colloquio in presenza. Il rinnovo della prescrizione costa 24,90 euro e copre l'esame del medico, non il rilascio del documento.

Si possono sospendere di colpo?

No. L'interruzione brusca causa spesso sintomi da sospensione come vertigini, nausea, irritabilità e sensazioni simili a scosse elettriche. La riduzione va fatta a scalare secondo uno schema concordato con il medico, più lentamente con le molecole a emivita breve.

Danno dipendenza?

Gli antidepressivi non danno dipendenza: non provocano desiderio compulsivo né aumento progressivo delle dosi. I sintomi che compaiono dopo una sospensione brusca sono un fenomeno diverso e si prevengono riducendo per gradi. Le benzodiazepine, invece, danno tolleranza e dipendenza reale e non rientrano tra i farmaci che prescriviamo.

Fanno ingrassare?

Dipende dalla molecola. La mirtazapina aumenta spesso appetito e peso, mentre diversi SSRI hanno un effetto più contenuto e variabile da persona a persona. Se il peso cambia in modo significativo va discusso con il medico, perché esistono alternative con profili differenti.